Commento ai rendimenti – gennaio 2026
Buono l’avvio dei mercati nel primo mese del 2026 nonostante le incertezze geopolitiche. Trump minaccia nuovi dazi ai paesi europei cha hanno inviato alcuni soldati in Groenlandia, oggetto di tensioni con l’UE e la NATO, ma il successivo accordo porta a una veloce distensione. Aumentano le attese di nuovi tagli dei tassi negli USA sulla scia del lieve rallentamento del mercato del lavoro e sulla nomina di Kevin Warsh a presidente della FED.
Il mese di gennaio.
Il 2026 si apre all’insegna dei record sui mercati finanziari, nonostante un contesto geopolitico ad alta tensione. La cattura di Nicolás Maduro da parte delle forze speciali statunitensi, le rinnovate mire dell’amministrazione Trump sulla Groenlandia e il crescente livello di instabilità in Iran dopo la repressione delle proteste interne delineano uno scenario internazionale complesso.
In questo contesto, sia i mercati azionari sia le materie prime inaugurano l’anno con tono positivo. L’oro, in particolare, supera la soglia dei 4.000 dollari l’oncia, sospinto dall’aumento dell’incertezza globale e dagli acquisti delle banche centrali.
A sostenere il sentiment contribuiscono anche i dati sul mercato del lavoro statunitense: la creazione di nuovi posti, inferiore alle attese, è stata interpretata dagli investitori come un segnale di un’economia in lieve rallentamento. Un rallentamento che, paradossalmente, alimenta le aspettative di una Federal Reserve più incline a tagliare i tassi nei prossimi mesi.
A metà mese però le tensioni tra gli USA e l’UE sul tema della Groenlandia si sono fatte più importanti dopo che Trump ha annunciato dazi iniziali al 10% sulle importazioni dei seguenti paesi: Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia. La scelta è legata al fatto che questi Paesi hanno inviato alcuni soldati (si parla di una decina di persone per ogni nazione) in Groenlandia. Tariffe che però verrebbero tolte in caso di un raggiungimento di un accordo sul tema.
L’aumento delle tensioni commerciali ha determinato, di conseguenza, una fase più volatile con ribassi sulla gran parte delle aree geografiche. Sulla scia dell’incertezza, si è indebolito ulteriormente anche il dollaro (rispetto all’euro, che pertanto si rafforza) mentre l’oro ha toccato più volte nuovi record e ha superato a tratti la soglia dei 5.000 dollari/oncia, soprattutto quando si è maggiormente palesato il timore di un intervento militare americano contro l’Iran. Il contesto in ogni caso resta incerto e da una parte lo dimostra sicuramente il rally dell’oro (oltre il 20% solo a gennaio, dopo una crescita del 64% nel 2025). Anche dal punto di vista valutario però restano delle instabilità in quanto, ad esempio, il dollaro ha perso ulteriore terreno nei confronti dell’euro (-0,9%).
La svolta in tono distensivo si è osservata con l’annuncio al forum di Davos di un accordo tra Trump e la NATO sulla questione Groenlandia, che prevede soprattutto l’esclusione dell’uso della forza. Una svolta comunicativa che è bastata a rafforzare i segnali di distensione e che i mercati hanno accolto con reazioni decisamente positive.
Bene anche l’andamento in area asiatica, con la robusta performance dell’azionario giapponese, sulla scia delle elezioni anticipate promosse dal primo ministro Takaichi, dopo aver sciolto il parlamento. Resta debole lo Yen, condizionato anche dalle attese sugli sviluppi del mega piano fiscale, così come un po’ di pressione si è osservata sulla componente obbligazionaria, con tassi in moderata crescita soprattutto sulle scadenze più lunghe.
Spicca poi la scelta di Trump di nominare Kevin Warsh alla presidenza della FED (il mandato di Jerome Powell terminerà il 15 maggio 2026). Una scelta che in realtà non ha particolarmente sorpreso ed è stata comunque accolta positivamente in quanto si tratta di una figura tendenzialmente più propensa al taglio dei tassi. Modesto anche il movimento sui Tresasury, che complessivamente nel corso del mese mostrano un eventuale aumento leggero dei rendimenti sulle scadenze più elevate. Un impulso più importante è invece stato assegnato alla componente obbligazionaria corporate, grazie anche al forte supporto dato alle emissioni societarie.
In conclusione, l’andamento dell’asset class azionaria è risultato nel complesso positivo per la maggior parte delle aree geografiche, nonostante i diversi elementi di incertezza geopolitica, mentre la componente obbligazionaria ha avuto un tono moderatamente costruttivo, con un risultato più significativo per il debito societario.
DINAMICO
Positivo l’inizio d’anno per il comparto Dinamico, con una performance mensile del +1,60% e superiore a quella del benchmark (+1,12%). Il portafoglio beneficia in particolare del buon andamento della componente azionaria nel corso del mese.
PRUDENTE
Positivo anche l’avvio di anno del portafoglio Prudente, con un risultato a gennaio del +0,93% che è risultato superiore a quello del benchmark, che ha invece conseguito un rendimento del +0,64%.
GARANTITO
Buona anche la performance del Garantito con un rendimento mensile del +0,57% e superiore a quello del parametro di riferimento (+0,12%).
*I rendimenti indicati nei commenti dei singoli comparti rappresentano dati finanziari lordi.
