Novembre 2018

Nel mese di novembre una piccola boccata d’ossigeno per i comparti di FonDemain che, dopo la flessione di ottobre, rialzano parzialmente la testa.

Dopo un 2017 di rendimenti stabili e in crescita, il 2018 si sta caratterizzando, all’opposto, per un’altrettanto inattesa elevata volatilità. Veniamo, infatti, da un periodo di elevata crescita (che ha interessato gli Stati in modo diverso), uno dei più lunghi della storia, durante il quale le politiche ultra-espansive delle Banche Centrali (BCE e FED in primis) l’hanno fatta da protagonista; ora questo ruolo si sta lentamente ridimensionando e gli operatori di mercato hanno iniziato a percepire maggior incertezza.

A partire dalla seconda metà dell’anno, il peggioramento del sentiment è stato più evidente e sta avendo effetto su tutte le asset class, persino sui “classici” beni rifugio come l’oro. Dopo la pubblicazione dell’andamento dei principali indicatori economici, è aumentata la preoccupazione di un rallentamento della crescita economica con conseguente reazione negativa da parte dei mercati con segni meno sia sugli azionari che sugli obbligazionari (anche la storica correlazione inversa tra asset class azionaria e obbligazionaria è venuta meno).

Le prime preoccupazioni arrivano dagli Stati Uniti considerati come la principale potenza economica nonché locomotiva della crescita globale. Ci si chiede quanto potrà continuare a ritmi veloci la crescita dell’economia statunitense dalla quale dipende non solo lo scenario attuale, ma anche quello prospettico. In questo senso il risultato delle elezioni di mid-term e la politica economica messa in atto della FED sono state un segnale positivo per i mercati in un ambito in cui la guerra commerciale USA-Cina continua a catalizzare le attenzioni.

Nell’area Euro la principale fonte di incertezza a novembre era rappresentata dell’acceso dibattito (UE-Italia) relativo alla legge di bilancio italiana; tema questo che pare essersi attenuto proprio negli ultimi giorni. Ancora nebulosa risulta, invece, la situazione “BREXIT”: il governo britannico, dopo la firma sugli accordi per l’uscita del Regno Unito dall’UE, fa difficoltà a trovare una maggioranza interna in grado di approvare l’”exit-strategy”.

Abbiamo osservato quest’anno come la sensibilità dei mercati ai tumulti politici ed economici si stia acuendo e, con essa, quella degli operatori: la diversificazione, non solo di asset class, ma anche geografica che assume sempre maggior rilevanza gestione finanziaria (necessariamente impostata alla prudenza) delle risorse di un fondo pensione. Nella sfidante situazione che stiamo attraversando (i listini europei rilevano, mediamente, una flessione a doppia cifra da inizio anno), gli iscritti a FonDemain riescono a beneficiare di uno strumento efficiente che, anche grazie alla impostazione strategica agli investimenti adottata, subisce in modo limitato le forti tensioni dei mercati.

Vediamo ora qual è stato l’andamento dei comparti di FonDemain.

DINAMICO: il comparto riprende il trend visto nel terzo trimestre e chiude novembre con un +0.80%; la performance del mese ha permesso al Dinamico di recuperare, quasi interamente, il terreno perso a ottobre con un risultato da inizio anno poco sotto la parità a -0.06% (benchmark da inizio anno 0.19%).

PRUDENTE: ritorna positivo il rendimento mensile anche per il Prudente che si attesta al +0.26%. Il comparto ha beneficiato, a fine mese, della rinnovata fiducia dei mercati dovuta all’allentamento dei toni dei dibattiti politici. La ripresa dei listini statunitensi ed europei con il combinato abbassamento dello spread ha ridotto la performance negativa accumulata da inizio anno a -1.32% (rendimento benchmark da inizio anno -0.52%).

GARANTITO: anche il Garantito, sebbene in minor misura, ottiene un rendimento positivo nel mese pari al +0.10%. Il comparto risulta ancora fortemente appesantito dagli effetti primaverili dello spread e, rispetto al 2017, registra una flessione pari a -2.03% (rendimento benchmark da inizio anno +1.77%).

 

 

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